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Teorie della Comunicazione

Comunicazione

Diversi approcci allo studio della comunicazione hanno percorso tutto il Novecento, in particolare gli approcci: matematico-cibernetico, semiotico, ermeneutico, pragmatico, semio-pragmatico, pragmatico relazionale, psicologico relazionale e sociologico.
Ognuno di questi modi di guardare alla comunicazione ha prodotto frutti importanti e gli stessi studiosi spesso hanno fatto riferimento a più di un approccio per suffragare le loro teorie, per cui non sempre è possibile inquadrarli entro un unico ambito di ricerca: la comunicazione da sempre viene studiata partendo da più angoli visuali e con una grande varietà di strumenti epistemologici.


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Karl Erik Rosengren in "Introduzione allo studio della comunicazione" ci illustra l'etimologia del termine comunicare:
Il termine comunicare è storicamente collegato alla parola comune, che deriva dal verbo latino communicare ("condividere", "rendere comune"), a sua volta correlato alla parola latina communis ("comune").
Quando comunichiamo, incrementiamo la nostra conoscenza condivisa, cioè il "senso comune", la precondizione essenziale per l'esistenza di qualsiasi comunità. (Rosengren, 2001, p. 11)
Luigi Anolli in "Psicologia della comunicazione" definisce la comunicazione come:
...uno scambio interattivo osservabile fra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento. (Anolli, 2002, p. 26)


Sempre per Anolli bisogna fare attenzione a distinguere la comunicazione, dal comportamento, dall'informazione e dall'interazione.
Infatti il comportamento corrisponde ad una qualsiasi azione motoria messa in atto da un individuo, per svariate ragioni anche di natura riflessa, e percepibile da un altro.
E mentre ogni comunicazione presuppone un comportamento, non è vero l'inverso.
Per questo Anolli sottolinea come Watzlawick, Beavin e Jackson, sovrapponendo i concetti di comunicazione e comportamento hanno inficiato la possibilità di comprensione della specificità della comunicazione.
D'altro canto, l'informazione è un processo di acquisizione di conoscenze, inferite autonomamente da chi le elabora, in base alla sua capacità, rispetto un certo oggetto o soggetto.
L'interazione è invece quel contat to, anche involontario, tra individui, che va a modificare la situazione preesistente delle cose tra loro.


L'interazione non è necessariamente intenzionale e quindi non implica necessariamente una comunicazione.
L'interazione si trova in posizione intermedia tra la comunicazione e il comportamento.
La comunicazione è caratterizzata, per Anolli, da due dimensioni principali:
o la funzione proposizionale, in quanto le conoscenze sono organizzate e trasmesse sotto forma di proposizioni e quindi si ricorre al linguaggio per poter concettualizzare, significare e comunicare il proprio pensiero;
o la funzione relazionale, in quanto la comunicazione genera e rinnova le relazioni generando quell'intersoggettività dialogica che consente di negoziare significati e condividere scopi.
Felice Cimatti in "Fondamenti naturali della comunicazione" sostiene che:
…la comunicazione non è un fenomeno autosufficiente, ma rappresenta uno sviluppo delle interazioni non ancora comunicative che hanno luogo nella percezione…
La PERCEZIONE costituisce, in questa ipotesi, il fondamento della comunicazione.

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La comunicazione, in quanto fenomeno naturale, non sarebbe altro che la trasposizione a livello semiotico della più antica (evolutivamente) e generale capacità non semiotica di percepire e spostarsi nello spazio; con la differenza che, nella comunicazione, lo spazio fisico diventa uno spazio mentale. (Cimatti, 1999, p. 86)
Possiamo anche dire con Consonni (1971) che la comunicazione implica un'idea di partecipazione, un progetto nel quale gli interlocutori hanno lo stesso peso e i destinatari possono agire anche come emittenti.
È inoltre da ricordare che il testo può contrapporsi alla sua manifestazione significante e alle tracce di intenzionalità comunicative che vi sono presenti.
Gianfranco Bettetini in "Semiotica della comunicazione d'impresa" (1993) ci dà un elenco degli elementi individuabili a vario livello nella comunicazione, al di là dei singoli ambiti disciplinari:
o caratterizzazione aperta o bidirezionale (a volte pluridirezionale) dello scambio;
o possibilità di inversione dei ruoli fra emittente e destinatario;
o valorizzazione dell'attività partecipativa del destinatario, anche nei casi in cui ricopra il semplice ruolo di ricettore;
o attenzione agli effetti dell'azione comunicativa;
o tendenziale disponibilità a considerare il rapporto di comunicazione come un'interazione paritetica e, quindi, come una forma di conversazione almeno potenziale.
(Bettetini, 1993, p. 13)

Gli elementi che principalmente contraddistinguono la comunicazione da una attività semplicemente informativa sono: la parità di ruolo fra gli interlocutori e la partecipazione allo scambio.
Ciò che si dovrebbe mettere in atto è di fatto una conversazione.
Si è assistito però nel tempo al fenomeno dell'appiattimento della comunicazione sull'informazione.
Come dice Bettetini (1993), "si è rinunciato a tener conto del contatto compartecipativo fra gli interlocutori, del fatto che ogni scambio comunicativo implica e coinvolge la loro "personalità" (individuale o collettiva), li mette in gioco soggettivamente nell'incrocio che il loro rapporto va costruendo, al di là dei dati e dei contenuti oggettivamente scambiabili. (Bettetini, 1993, p. 14)
Bettetini rileva anche che spesso si tende a confondere i fini della comunicazione con istanze di sola natura persuasiva e, di conseguenza, a iscrivere le sue articolazioni nelle modalità della retorica. (Bettetini, 1993, p. 15)
Nel messaggio funzionalmente costruito per Bettetini (1993) vi sarà spazio per tre aspetti:
o l'ethos, inteso come credibilità di chi parla;
o il pathos, inteso come stimolo delle passioni;
o il logos, inteso come ordinamento delle ragioni.

Tratto da: Michela Giangualano, Compendio di teoria della comunicazione,
http://www.tecnolab.tm/saggi/teoria_della_comunicazione.pdf


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