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Il mio curriculum
Sociologo
Specializzato in Relazioni Industriali e del Lavoro
Master Advanced di PNL
Manager di Reti di Servizi Sociali
Direttore al Personale
Docente di 'Organizzazione dei Servizi Sociali'
Scienze dell'Educazione - Università di Ferrara
Quello che sono in grado di fare chiunque può farlo, anche meglio di come lo faccio io, sono sufficenti alcune decine di anni di studio, di esperienze sul campo, di ricerche, di sperimentazioni, di continuo confronto con i colleghi e, soprattutto, con la realtà.
Da molti anni studio e sperimento modelli di lavoro per la comprensione, e quindi la possibilità di gestione, dei "sistemi di relazione complessi", e questa lunga esperienza mi ha insegnato che non esistono modelli applicabili come fotocopie alle organizzazioni, soprattutto senza il loro "consenso", che non funzionano metodi per gestire le persone, salvo quelli che le persone vogliono condividere, che negli ultimi trent'anni ogni rivoluzionaria scoperta per reinventare l'organizzazione è durata tre o al massimo quattro anni, poi è passata di moda, sostituita dalla rivoluzionaria nuova scoperta del giorno.
La teoria del caos, o della complessità, ritiene che esistano fenomeni non descrivibili attraverso la cosidetta "logica lineare", e presuppone un nuovo modo di concepire le leggi che regolano il mondo. Le relazioni umane, sia in un rapporto duale, e ancor più di gruppo, e molto di più nelle organizzazioni, assumono un tale livello di "complessità" che è ragionevole pensare che rispondano più a modelli "cibernetici", circuiti a retroazione interconnessi, e probabilmente ancora più alle leggi della complessità.
La diversità sta nel fatto che ciò che andrebbe standardizzato, formato, sostenuto è l'incertezza, una fatica fisica e psicologica da contenere al fine di conseguire buoni risultati: ossia ciò che va "organizzato e gestito" è principalmente la fatica della comunicazione fra persone. Come organizzare cioè il non organizzabile (almeno non organizzabile con gli strumenti tradizionali. Come ottenere il ben fatto (il servizio ben fatto) quando esso include anche la qualità della relazione. (Federico Butera, Il castello e la rete; Franco Angeli, 1991, Milano)
In Italia è difficile fare ricerca con e nelle aziende, è difficile avere finanziamenti pubblici per questo o investimenti privati, e in genere la ricerca non ha grande credito nel nostro paese, purtroppo. Così importiamo, spesso malamente e superficialmente, modelli quasi sempre statunitensi, e li applichiamo alle nostre organizzazioni con scarso spirito critico. Nel complesso ritengo che in questo modo si offra non solo scarso aiuto agli imprenditori e ai dirigenti pubblici e privati, ma spesso si faccia del danno: da un lato creando aspettative illusorie di rapide rivoluzioni taumaturgiche, dall'altro, dopo l'inevitabile delusione conseguente alla realtà dei fatti, la reazione a "chiudersi in casa" e fidarsi sempre meno di ricercatori e consulenti.
Tenuto conto che tutto l'armamentario del consulente deve essere a punto e ben maneggiato, dalla formazione al counseling, dall'analisi organizzativa alla comprensione dei sistemi informativi, dalla comunicazione aziendale alla negoziazione, dalla gestione dei conflitti alla riduzione degli elementi relazionali demotivanti, interpreto il mio ruolo di consulente in modo molto simile a come interpreto quello di ricercatore, dove prima di tutto non si possiede un MODELLO DA VENDERE ma esiste UNA COMPLESSA REALTA' DA CAPIRE.
Comprendere è il primo e essenziale processo per poter intervenire, senza fare cose a casaccio solo perchè proposte dal guru di turno. Poi è necessario avere una capiente "VALIGIA DEGLI ATTREZZI" da cui attingere per individuare gli strumenti idonei per intervenire.
In fondo credo che per essere utili alle persone, ai gruppi e alle organizzazioni sia necessario "solo questo".
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