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Persone > Counseling
Il linguaggio umano, in tutta la sua complessità, non può che rappresentare le nostre 'immagini del mondo', e quando ascoltiamo persone che provengono da altre 'terre' o leggiamo scritti di persone nate in altre epoche, spesso rimaniamo stupiti di fronte ad alcune di queste immagini del mondo.
"Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un'enciclopedia cinese che s'intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che si agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche."
(Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni, Feltrinelli, Milano, 1963, settima edizione 1986, p.104)
E' naturale pensare che tale classificazione sia assolutamente 'falsa', assurda e impossibile, e che solo la mente di un buffone o di un pazzo abbia potuto costruirla. Però possiamo anche domandarci se quello che oggi rappresentiamo come il mondo, o la realtà, attraverso i nostri linguaggi, è davvero reale e vero.
"Questo testo di Borges mi ha fatto ridere a lungo, non senza un certo malessere difficile da superare. Forse perché nella sua scia spuntava il sospetto di un disordine peggiore che non l'incongruo e l'accostamento di ciò che non concorda; .. L'ordine è, a un tempo, ciò che si dà nelle cose in quanto loro legge interna, il reticolo segreto attraverso cui queste in qualche modo si guardano a vicenda, e ciò che non esiste se non attraverso la griglia di uno sguardo, d'un'attenzione, d'un linguaggio; soltanto nelle caselle bianche di tale quadrettatura esso può manifestarsi in profondità come già presente, in silenziosa attesa del momento in cui verrà enunciato. I codici fondamentali di una cultura - quelli che ne governano il linguaggio, gli schemi percettivi, gli scambi, le tecniche, i valori, le gerarchie delle sue pratiche - definiscono fin dall'inizio, per ogni uomo, gli ordini empirici con cui avrà da fare e in cui si ritroverà." (Michel Foucault, Le parole e le cose, Rizzoli, 1967, prima ed. BUR 1978, p. 10)
Mi appare difficile parlare in qualunque modo di linguaggio e comunicazione, senza chiedersi, anche solo per qualche momento: in che modo tutto questo potrebbe succedere?
"E' necessario affrontare, seppur brevemente , alcuni problemi legati alla percezione , in quanto problemi con un ruolo di primaria importanza rispetto all'argomento da noi trattato: la comunicazione e i modelli del comportamento . Il fenomeno della percezione è qualcosa di molto diverso da una semplice registrazione, effettuata dai sistemi percettivi, di una qualche entità del mondo che ci circonda : energia, materia, o altro. Da tempo i filosofi sottolineano che il mondo ' così com'è ', l'universo che ci circonda a cui fanno riferimento chiamandolo a volte 'pleroma', è, nella sua vera essenza , irraggiungibile. Noi conosciamo il pleroma attraverso i nostri sensi , e ci sentiamo circondati da colori , suoni , odori , eccetera , che inquadriamo in un complesso modello di relazioni spazio- temporali . Ma i supposti contenuti del mondo materiale sono prima facie assai diversi da tutto ciò : le molecole non hanno colore , gli atomi non fanno rumore , gli elettroni non hanno sapore , i corpuscoli non hanno odore.
Noi possiamo conoscere il mondo materiale solo attraverso le relazioni che questo ha con i nostri sensi . Non è puramente accademico , quindi , porci la domanda : "Come percepiamo il modo materiale?". Prenderemo in esame alcuni problemi legati alla percezione, e gli studi e gli esperimenti fatti in proposito ci mostrano quanto è complesso il meccanismo percettivo , e come sia tuttaltro che un meccanismo oggettivo . Vedremo che non possiamo essere paragonati a dei passivi registratori di quello che ci accade intorno, ma piuttosto, assomigliamo più a degli attivi ricercatori. Ciò che vediamo, ascoltiamo, sentiamo è influenzato dalla nostra esperienza, sensibilità, curiosità, e spesso siamo ciechi di fronte a ciò che riteniamo trascurabile, improbabile, finché questo non si mostra, strabigliandoci."
(Mauro Serio, Modelli di interazione in una comunità terapeutica, 1987, http://www.arkestudio.org/arkerisorse/modelli_interazione_ct.html )
Il nostro mondo, quello che ci circonda ogni giorno, se non interamente è certamente per una buona parte una costrutto cognitivo. Un costrutto che per buona parte è indipendente dal mondo esterno, ma dipendente dalla struttura del nostro sistema nervoso, quelle che normalmente chiamiamo 'immagini del mondo' sono probabilmente qualcosa di molto diverso da una mappa geografica, da una fotografia, anche olografica o tridimensionale.
"Per i sistemi eteronomi la caratterizzazione si ottiene attraverso relazioni di input e output. Per i sistemi autonomi essa avviene attraverso la chiusura operazionale e gli auto comportamenti. Le relazioni con l'ambiente di un sistema eteronomo sono espresse da rappresentazioni dell'ambiente. Nei sistemi autonomi troviamo invece la produzione di un mondo che è inseparabile dalla chiusura del sistema. Questi due modi di descrizione rappresentano due logiche, due maniere di operare fondamentalmente differenti: la prima è una logica di corrispondenza, la seconda è una logica di coerenza. .. Questo approccio basato sulla via di mezzo è un approccio di tipo molto pratico. .. Ci dice in particolare che il nostro mondo e le nostre azioni sono letteralmente inseparabili, per cui dobbiamo rinunciare alla ricerca di un solido punto di riferimento, sia esso situato all'esterno o all'interno."
(Francisco J. Varela, 'Complessità del cervello e autonomia del vivente', in Gianluca Bocchi, Mauro Ceruti, a cura di, 'La sfida della complessità', Feltrinelli, Milano, 1985)
"Le regole dell' universo che crediamo di conoscere sono sepolte nel profondo dei nostri processi di percezione. L'epistemologia, al livello della storia naturale, è in gran parte inconscia e perciò altrettanto difficile da cambiare. Il secondo esperimento che Ames mi presentò illustra la difficoltà di questo cambiamento.
Questo esperimento è stato chiamato la stanza trapezoidale. Questa volta Ames mi fece esaminare uno scatolone largo un metro e mezzo , alto un metro, e profondo altrettanto , di una strana forma trapezoidale: Ames mi disse di osservarlo con cura per mandar bene a mente le sue vere dimensioni. Nella parte anteriore dello scatolone c ' era uno spioncino abbastanza grande per entrambi gli occhi , ma prima di iniziare l ' esperimento Ames mi fece mettere un paio di occhiali prismatici che avrebbero falsato la mia visione binoculare.
Quando guardai attraverso lo spioncino , l ' interno dello scatolone mi apparve perfettamente rettangolare e raffigurante una stanza con finestre rettangolari . Ovviamente le linee che rappresentavano le finestre erano tutt'altro che semplici: erano state tracciate in modo da dare l ' illusione ottica di un rettangolo, contraddicendo la vera forma trapezoidale della stanza . Come sapevo dal mio esame precedente , il lato dello scatolone che avevo di fronte , guardando attraverso lo spioncino, era posto obliquamente. Sicchè mi era più vicino a destra e più lontano a sinistra.
Ames mi diede una stecca e mi disse di infilarla nello scatolone e di toccare con la punta un foglio di carta fissato sulla parete sinistra . Ci riuscii abbastanza facilmente . Quindi Ames mi disse : "Lo vede un foglio uguale sulla destra? Cerchi di colpire con la stecca anche quello. Parta appoggiando la punta della stecca sul foglio di sinistra e colpisca con forza" . Feci partire il colpo. L'estremità della stecca percorse pochi centimetri, urtò la parete di fondo della stanza e non potè proseguire . Ames mi disse: "Provi di nuovo". Provai una cinquantina di volte almeno , finchè il braccio cominciò a dolermi . Naturalmente sapevo che correzione dovevo apportare al movimento: per evitare la parete di fondo avrei dovuto tirare indietro il braccio mentre colpivo . Ma ciò che facevo era guidato dalla mia immagine , ed io cercavo di andare contro il mio movimento spontaneo . (Se avessi chiuso gli occhi probabilmente sarei riuscito a far meglio, ma non ci provai).
Non riuscii a colpire quel secondo foglio, ma è interessante notare che i miei movimenti migliorarono e verso la fina riuscivo a spostare la stecca di parecchi centimetri prima che urtasse contro il fondo . E man mano che provavo e riprovavo migliorando la mia azione, la mia immagine cambiava e mi dava un 'impressione più trapezoidale della forma della stanza .
In seguito Ames mi disse che a forza di provare si imparava davvero a colpire molto facilmente il secondo foglio e insieme a vedere la stanza nella sua vera forma trapezoidale .. . Poi scesi con Ames in cerca di un ristorante . La fiducia che nutrivo nella mia formazione delle immagini era così scossa che quasi non riuscii ad attraversare la strada. Non ero sicuro che le automobili sopraggiungenti fossero davvero in ogni istante là dove mi pareva di vederle."
(Bateson Gregory, Mente e natura, Milano, Adelphi, 1984, II edizione 1986, pp. 54/6)
"Noi non percepiamo tutto quanto ci circonda, la nostra capacità di adattamento e di orientazione ci permette una continua e costante scelta di quello che è per noi opportuno, utile, interessante percepire. Operiamo costantemente delle cancellazioni, ovvero eliminiamo dalla nostra percezione, o dalla mappa mentale del mondo che ci circonda che ci costruiamo , tutti Quei dati che non riteniamo pertinenti, o consideriamo di disturbo . Questa nostra capacità è sicuramente adattiva , ma se utilizzata in modo non appropriato può portare a risultati anche non adattivi. Quello che percepiamo . come abbiamo detto , non è sostanza , energia , ma sono delle differenze . i nostri organi di senso, alla luce delle ricerche da noi conosciute , funzionano in modo specifico per cogliere delle differenze . Gli studi sull'adattamento dei recettori hanno portato a formulare ipotesi di meccanismi di controllo a feedback che guidano la nostra sensibilità agli stimoli dell'ambiente. Possiamo immaginare che le trasformate delle percezioni precedenti formino delle matrici su cui confrontiamo le percezioni attuali, che a loro volta vengono trasformate e inserite nelle matrici.
Abbiamo detto che l ' esperienza , cioè le matrici delle trasformate delle percezioni , influenza e guida la stessa percezione, e come l'esperimanto di Sokolov ci ha costretto ad ipotizzare, ne nasce un processo che possiede un'importante caratteristica: tende ad auto convalidarsi. L'esperienza influenza la selezione delle differenze che percepiamo, le differenze che percepiamo influenzano l 'esperi enza, l'esperienza migliora la nostra capacità di selezionare le differenze da percepire , eccetera.
Per spiegareci meglio prendiamo l' esempio di un corso d'acqua che scorre su un terreno . L' acqua scaverà un solco sul terreno, questo solco incanalerà l'acqua, l'acqua scorrendo nel solco lo renderà più profondo, i l solco più profondo conterrà meglio l ' acqua, eccetera. Ovviamente è un esempio estremo, nella realtà esistono meccanismi di controllo che impediscono a questi sistemi a feedback positivo di smettere di funzionare o di esplodere. Questo meccanismo di autoconvalida, per quanto riguarda le immagini del mondo, è ben conosciuto a tutti gli studiosi del comportamento umano.
A questo punto appare chiaro ai nostri occhi, anche in tutta la sua apparente assurdità, che la percezione è una complessa costruzione mentale (utilizzando i l termine mentale nel modo suggerito da Bateson) che ha delle relazioni con il mondo esterno, ma relazioni del tipo di quelle della mappa con il territorio .
Attraverso le nostre attività (la percezione, il comportamento, gli affetti, i pensieri, eccetera) costruiamo dei modelli del mondo, che preferiamo chiamare 'immagini del mondo', che utilizziamo come una mappa, cioè ce ne serviamo per guidare le nostre attività in funzione degli obiettivi che ci prefiggiamo. La nostra immagine del mondo è assolutamente unica, come sono uniche le impronte digitali. Esisteranno parti anche ampie delle immagini del mondo che, tra individui della stessa cultura, potranno essere sovrapponibili, ma possiamo affermare con assoluta sicurezza che non esistono due individui che si formano due immagini del mondo completamente sovrapponibili.
Con Bateson abbiamo affrontato l'esperimento della stanza trapezoidale. Questo esperimento sottolinea che i processi di formazione delle immagini sono inconsci, e quanto sia difficile modificarli. Soprattutto ci ha mostrato che sapere che la nostra immagine è sbagliata, o non funzionale, non è sufficente per modificare il nostro comportamento, che continua ad essere guidato dalle informazioni errate del processo sensoriale. Solo con una serie di azioni che procedono per prova ed errore, riusciamo ad ottenere un comportamento più adeguato al compito e di pari passo, e questo è particolarmente significativo, un ' altra immagine del mondo più attinente al compito. In questo esperimento viene chiaramente illustrata la reciproca funzione di controllo tra azione e percezione."
(Mauro Serio, Modelli di interazione in una comunità terapeutica, 1987, http://www.arkestudio.org/arkerisorse/modelli_interazione_ct.html)
"-'Il più grande incantatore (scrive memorabilmente Novalis) sarebbe quello che s'incantasse al punto di prendere le sue stesse fantasmagorie per apparizioni autonome. Non sarebbe codesto il nostro caso?'- io credo che sia così. Noi (l'insidiosa divinità che opera in noi) abbiamo sognato il mondo. L'abbiamo sognato resistente, misterioso, visibile, onnipresente nello spazio e fisso nel tempo; ma abbiamo consentito nella sua architettura tenui ed eterni interstizi di assurdo per sapere che è falso"
(Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni, Feltrinelli, Milano, 1963, settima edizione 1986, p.114)
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