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"Nel corso del tempo i poteri e i prodigi di coloro che praticano la magia sono attestati dalla poesia e dalla storia. La presenza di maghi, fattucchieri, stregoni, sciamani e guru ha sempre affascinato l'uomo comune ispirandogli un timore reverenziale. Questi potenti, ammantati di segretezza, presentavano una stridente contraddizione con i modi comuni di operare sul mondo reale."
(Richard Bandler, John Grinder, 'La struttura della magia', Astrolabio, 1981, p.13)
Gli esseri umani possono comunicare la loro immagine del mondo attraverso il linguaggio , ma il linguaggio non è identico all'immagine del mondo . Esiste indubbiamente un rapporto tra il linguaggio e l'immagine del mondo:
"Per dire ' neve' gli esquimesi usano settanta parole diverse. Ora, questo significa forse che chi viene allevato in una tribù di persone chiamate esquimesi ha un apparato sensoriale diverso dal nostro? No. Per come la intendo io, il linguaggio rappresenta la saggezza accumulata di un certo gruppo di persone. Dalla gamma potenzialmente infinita delle esperienze sensoriali, il linguaggio raccoglie ciò che, nell'esperienza del gruppo di persone che evolvono il linguaggio stesso, rappresenta qualcosa di ripetitivo, e che allo stesso tempo viene ritenuto meritorio di attenzione cosciente.
(Bandler Richard, Grinder John, La metamorfosi terapeutica, Roma, Astrolabio, 1980, p . 27)
Quando parliamo, discutiamo, scriviamo, di solito non siamo consapevoli del processo attraverso cui scegliamo le parole per descrivere la nostra esperienza, però possiamo avere la fondata certezza che abbiamo un sistema di regole e norme che ci guidano nell'uso del linguaggio. Le nostre rappresentazioni linguistiche sono soggette ai tre universali del modellamento umano: la generalizzazione, la cancellazione e la deformazione.
I procedimenti con i quali gli individui impoveriscono la loro immagine del mondo sono gli stessi con i quali impoveriscono la descrizione della loro immagine del mondo. L'utilizzo del meta modello proposto dagli autori ha l'obiettivo di recuperare alla descrizione dell'immagine del mondo una maggiore ricchezza, recuperando parti dell'esperienza, dell'immagine del mondo, che sono state rimosse nella descrizione. E' altresì molto probabile che una descrizione della propria esperienza impoverita, rende inaccessibile l'esperienza stessa nella sua ampiezza, rende inaccessibile la molteplicità di visioni, di possibilità, che sempre possiamo avere, facendoci alla fine percepire il mondo come limitato, ridotto, stretto e infine poco piacevole da essere vissuto.
Ognuno può disporre dell'esperienza del mondo purchè abbia voglia di farla. Possiamo vedere una cancellazione nel modello del mondo di una persona in ogni opzione che possiamo immaginare avremmo noi stessi, o avrebbe qualsiasi altra persona a noi nota, nella stessa situazione. La cancellazione dall'esperienza del mondo che ha la persona è a volte talmente evidente che viene 'naturale' offrire consigli o suggerimenti su come affrontare il problema. Probabilmente la persona potrà essere concorde con molti suggerimenti proposti, a patto che questi rientrino nella sua immagine del mondo, siano alternative incluse in quelle che lui ritiene esistenti, o praticabili.
Ma in questo caso le avrebbe agite autonomamente. Le cancellazioni spesso hanno impoverito la sua immagine del mondo, e la persona non riesce più a rappresentarsi tali alternative di azione, pertanto non sarà in grado di accogliere e mettere in pratica i 'giusti' suggerimenti. La sola possibilità è che la persona ampli la sua immagine del mondo fino a comprendere nuove possibilità di azione, e in questo è possibile che venga aiutata attraverso il recupero delle parti mancanti della sua rappresentazione dell'esperienza, stimolandolo ad arricchire la descrizione della propria esperienza.
Per chiunque abbia fatto esperienza con il Metamodello, o abbia visto utilizzare il Metamodello dagli studenti dei corsi di PNL, appare evidente quanto questo possa essere percepito dall'interlocutore come 'indagante', qualora non venga posta la massima attenzione non solo alla forma della domanda, ma al processo di interazione in corso. Lavorando con operatori non esperti appare chiaro quanto il modello possa apparire ostico, la messa in atto del processo di interazione quanto possa risentire di una conoscenza poco approfondita della gestione della relazione di aiuto. Il Metamodello non aiuta l'interazione, è una buona relazione che rende accettabile e utile il Metamodello.
Ritengo invece utile integrare il processo con cui gli autori suggeriscono di aiutare le persone a recuperare una maggiore ricchezza nella loro immagine del mondo proponendo alcune prassi comunicative utilizzate nel Colloquio Motivazionale.
John Grinder
In qualità di linguista sviluppò le teorie della grammatica trasformazionale di Noam Chomsky e dopo aver analizzato la scienza conoscitiva a stretto contatto con il fondatore, George Miller, dell'università Rockefeller, divenne professore di linguistica presso la Nuova Università della California, a Santa Cruz. Alcuni suoi lavori in linguistica sono, ad esempio, Guide to Transformational Grammar (scritto con Suzette Elgin, Holt, Rinehart e Winston, Inc., 1973) e On Deletion Phenomena in English (Mouton & Co., 1976).
(1) Berth: Karen e Sue. Abitano con me. Tra tutte abbiamo quattro bambini.
Terapeuta: Che genere di aiuto vorreste con queste due persone?
(2) B: Non sembra che mi capiscano.
A questo punto una restituzione dell'affermazione di Berth le avrebbe consentito di analizzare e approfondire la propria affermazione, senza la necessità di essere immediatamente condotta da 'qualche parte' prima ancora di capire da che parte può essere utile andare.
T: Come fate a sapere che non vi capiscono?
(3) B: Penso che sia perché sono troppo occupate…
T: troppo occupate per cosa?
Dalla trascrizione appare incalzante l'intervento del terapeuta, esiste ovviamente una differenza tra dirigere il colloquio ed essere incalzanti. Dare del tempo poteva permetterle di elaborare ancora la propria affermazione. L'impressione è che il terapeuta abbia già in mente un percorso e, senza perdere tempo, voglia arrivare al traguardo.
(4) B: Beh.. troppo occupate per vedere che io ho dei bisogni.
T: Quali bisogni?
(5) B: Che mi piacerebbe che una volta ogni tanto facessero qualcosa per me.
Non viene seguita dal terapeuta una linea che verrebbe suggerita dal Colloquio Motivazionale, e che, ancora una volta, permetterebbe con il giusto tempo una maggiore elaborazione dell'esperienza, per esempio restituendo: capisce che sono troppo occupate ma vorrebbe che facessero qualcosa per lei. In effetti le successive domande portano ad una maggiore elaborazione dell'esperienza, ma il colloquio appare un po' 'inquisitore'. Allo stesso risultato era possibile arrivarci aiutando Berth ad esprimere in modo più ricco, con i suoi modi e tempi, la propria esperienza.
T: Per esempio cosa?
(6) B: Loro hanno veramente un mucchio di cose da fare, ma a volte ho l'impressione che siano insensibili.
T: Insensibili verso chi?
(7) B: Verso di me. E..
T: In che modo sono insensibili verso di voi?
(8) B: Ecco, io faccio tante cose per loro, ma a quanto sembra non c'è alcunché che loro facciano per me.
T: Quali sono le cose che loro non fanno per te? Quali sono i vostri bisogni che loro non vedono?
(9) B: Sono una persona anche io, ma, a quanto sembra, loro questo non lo riconoscono.
T: In che modo non riconoscono che siete una persona?
(Le parti in corsivo in: Richard Bandler, John Grinder, La struttura della magia, Astrolabio, Roma, 1981, p.146)
Per come individuare le cancellazioni, generalizzazioni e nominalizzazioni nella descrizione dell'immagine del mondo, rimandiamo al testo di Bandler e Grinder.
Il metodo di colloquio proposto dal Colloquio Motivazionale, che fa tesoro tesoro dell'importante esperienza terapeutica di Karl Rogers insieme agli approcci direttivi legati al cognitivismo (per quanto possa apparire contradditorio questo), sistematizza l'utilizzo dell'ascolto riflessivo e permette di recuperare molte parti del modello del mondo dell'interlocutore, strutturando un colloquio sempre 'direttivo', ma che favorisce la costruzione e il mantenimento di un 'clima' accogliente, inoltre il rinforzo delle affermazioni orientate al cambiamento possono portare la persona ad arricchire notevolmente la propria rappresentazione dell'immagine del mondo.
D'altro lato le indicazioni di come gestire il colloquio sono eminentemente pragmatiche, nel senso linguistico, e non permettono di riconoscere i punti di rimozione delle informazioni dalla mappa, se non in modo implicito e per quell'intuito da tutti noi posseduto legato alla conoscenza naturale della lingua. Appare quindi che ci si debba spesso affidare alla propria esperienza e intuito per comprendere dove andare a 'parare', perché ogni domanda che viene posta orienta inevitabilmente il colloquio verso una o l'altra direzione.
1. Cliente: Un aspetto in cui questo rappresenta un problema sono i soldi.
Ci sono due probabili cancellature: per chi rappresentano un problema, e in che modo rappresentano un problema i soldi. Nell'esempio il Counselor sceglie di verificare la prima cancellazione.
Couselor: In che senso per lei questo rappresenta un problema?
2. Cliente: Ecco, ad esempio quando gioco d'azzardo spendo molti soldi e poi non sempre pago le bollette.
Ancora non è esplicitato in che modo non pagare le bollette rappresenta un problema, e soprattutto in riferimento a chi rappresenta un problema. Per esempio si potrebbe richiedere: non avere soldi e non pagare le bollette che conseguenze ha per lei?
Couselor: Mi racconti l'ultima volta che è successo.
3. Cliente: Proprio la settimana scorsa avevo per le mani circa 600 dollari; ho cominciato a giocare con l'intenzione di pormi un limite, ma poi ho perso tutti i soldi e ho deciso di provare a rivincerli.
Couselor: Nel tempo poi la somma è aumentata.
4. Cliente: Le dirò, negli ultimi sei mesi ho perso circa 30.000 dollari.
Couselor: E per lei è molto.
5. Cliente: Non abbiamo tutti quei soldi. Comunque non in questo momento.
Ancora una volta il cliente propone un plurale che cancella una persona, si può supporre il marito, che potrebbe essere il secondo riferimento a quella cancellazione iniziale. Il Counselor decide di insistere con i soldi, la domanda è chiusa (si potrebbe rispondere 'molto'), era anche possibile continuare a indirizzare il colloquio sui soldi, ma affrontando la cancellazione di quel plurale senza un chiaro indice referenziale: non avere tutti quei soldi quali conseguenze comporta alle persone attorno a lei? In che modo non avere a disposizione tutti quei soldi influenza le sue relazioni? Anche avendo tutti quei soldi, in un altro momento, quali problemi rimarrebbero?
Richard Bandler
Studente di Matematica, analizzò il lavoro di Fritz Perls (Fondatore della Gestalt Therapy) per il quale riordinò appunti e trascrizioni per la pubblicazione del libro "Eyewitness To Therapy" nel 1973. Nel medesimo periodo incominciò a lavorare anche a fianco di Virginia Satir famosissima terapeuta della famiglia. Durante il suo lavoro incontrò John Grinder all'Università di Santa Cruz e iniziò la loro collaborazione.
Couselor: Quanto la turba questa faccenda dei soldi?
6. Cliente: Sta diventando un grosso problema e ci penso in continuazione. Mi bussano alla porta, mi telefonano, mi mandano lettere piene di insulti. Devo fare qualcosa.
Ora il Counselor ritorna alla cancellazione della domanda (2) che non era stata affrontata precedentemente.
Counselor: Perdere così tanti soldi, in che modo la influenza?
7. Cliente: Nessuno mi fa più credito, eccetto i casinò. Mio marito alla fine si è accorto di tutti i prelievi di contante e ora non mi rivolge quasi più la parola.
Couselor: Che altro?
8. Cliente: Si preoccupa per la sicurezza delle nostre pensioni, ovviamente. E poi non posso comprarmi le cose che desidero.
Il cliente pronuncia una frase che appare piuttosto interessante, e suggerisce di fornire un aiuto a recuperare un altro pezzo di struttura profonda: si preoccupa della sicurezza delle vostre pensioni, in che modo le appare ovvio? In questo caso il Counselor scegli di recuperare la cancellazione della seconda frase "comprare le cose che desidero".
Consuler: Come..
9. Cliente: L'altro giorno ho visto un bell'abito proprio della mia taglia e non potevo permettermelo. Le mie carte di credito sono state annullate. Poi divento pazza e faccio delle sciocchezze.
Il cliente propone una causa effetto molto forte: vedo un bell'abito, non posso comprarlo, faccio delle sciocchezze. Il counselor potrebbe indirizzare il cliente al recupero della propria struttura profonda relativamente a questa causa- effetto con domande del tipo: In quali altri casi è diventata matta e ha fatto delle sciocchezze? Racconti di quando le è successo di diventare matta e di fare delle sciocchezze? Il Counselor si è orientato alla cancellazione 'faccio sciocchezze'
Couselor: Di che tipo?
(Le parti in corsivo in: William R. Miller, Stephen Rollnick, Il colloquio motivazionale, Erickson, Trento, 2004, pag. 106)
William R. Miller
Dr. William R. Miller is Emeritus Distinguished Professor of Psychology and Psychiatry at the University of New Mexico, where he joined the faculty in 1976 after receiving his Ph.D. in clinical psychology from the University of Oregon. He served as Director of Clinical Training for UNM's APA-approved doctoral program in clinical psychology and as Co-Director of UNM's Center on Alcoholism, Substance Abuse and Addictions (CASAA).
Quello che ho voluto sottolineare con questi esempi è che, al di là delle modalità in cui si pongono le domande, il colloquio viene indirizzato dalle domande o dalle restituzioni in una o in un'altra direzione. Nell'esempio ultimo il denaro comporta certamente delle conseguenze relativamente all'acquisto di servizi (pagare le bollette) o beni (acquistare un vestito che piace), ed è la linea che ha scelto di seguire il Counselor dell'esempio. Dall'altro lato appare evidente dalle affermazioni del cliente che i soldi comportano problemi relativi alla vita futura (le pensioni) al rapporto con il marito (quasi non mi parla più; non abbiamo tutti quei soldi; si preoccupa per la sicurezza delle nostre pensioni, ovviamente).
Possiamo utilizzare le buone prassi del Colloquio Motivazionale, avendo d'altro lato un'ottima conoscenza del Metamodello, che indica con chiarezza in quali direzioni è possibile procedere e individua un meta-obiettivo: quello di arricchire la descrizione dell'esperienza della persona per rendere disponibili le risorse che in quell'immagine del mondo sono presenti, e sono state cancellate nella struttura superficiale.
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