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Educare al vivere. Verso una pedagogia dei contesti quotidiani.
L'OSSERVAZIONE
Mauro Serio
La percezione della realtà avviene attraverso elaborati meccanismi e il suo, risultato è tutt'altro che un dato oggettivo. (Vedi Pribram K. 'I linguaggi del cervello) Questo fatto, ampiamente condiviso nel mondo scientifico, crea alcune difficoltà nel momento in cui persone diverse hanno la necessità di confrontare le informazioni raccolte attraverso l'osservazione DIRETTA E PARTECIPATA. Gli educatori si trovano nella situazione di dover osservare partecipando, e diventando loro stessi oggetto di osservazione.
Con grande rapidità e naturalezza il nostro cervello compie alcune trasformazioni sui dati raccolti dai nostri organi di senso, operando controlli di CONGRUENZA, di SIGNIFICATIVITA', e collocando queste informazioni all'interno delle mappe della realtà che utilizziamo per orientare il nostro comportamento.
Dobbiamo sempre tenere presente che la realtà NON E' NELLA NOSTRA TESTA, nella nostra testa ci sono delle 'mappe della realtà', e la mappa non è il territorio. (Bateson G. 'Verso un'ecologia della mente')
E' importante accennare ai processi che sottendono la costruzione di queste mappe:
la GENERALIZZAZIONE è la capacità di costruire delle categorie cogliendo i dati comuni a diversi elementi della realtà. Questa nostra capacità è altamente adattativa, e la stessa conoscenza scientifica non potrebbe esistere senza di essa. Ma la generalizzazione non è la realtà, fa parte della rnappa non del territorio. Nella realtà tutte le cose sono diverse non fosse altro che per il contesto e il tempo in cui si collocano. E' utile e necessario utilizzare le mappe ma è sempre necessario distinguerle dal territorio, che è sempre diverso dalla mappa.
GLI ZINGARI RUBANO. Questa può essere una informazione all'interno della nostra mappa mentale, mappa costruita su informazioni dirette (uno zingaro ci ha rubato il portafoglio) e indirette (abbiamo letto sui giornali di alcuni zingari che hanno rubato, alcuni amici ci hanno raccontato di essere stati derubati da uno zingaro, ecc). Questa generalizzazione può esserci utile in senso adattativo se attiveremo un corretto scetticismo, protettivo nei confronti di ciò che possediamo, quando ci capita di interagire con membri di questo popolo, ma se scambiamo la mappa con il territorio, prendendo la mappa come vera, potremmo arrivare ad un vero terrore paranoico nei confronti degli zingari, barricandoci in casa ogni volta che un campo nomadi si ferma nel nostro quartiere. Che degli zingari abbiano rubato è un dato di realtà che è utile tenere a mente, ma questo (mappa) se confuso con il territorio ci porterebbe ad affermare che tutti indistintamente gli zingari rubano a tutte indistintamente le persone in ogni caso e in tutte le occasioni di incontro. E credo che sia chiaro per tutti che la realtà è diversa.
Per operare le generalizzazioni abbiamo la necessità, come già detto, di rilevare gli elementi comuni trascurando nel contempo gli elementi di diversità. Incontriamo così la seconda modalità di costruzione delle mappe:
la CANCELLAZIONE. Ai nostri organi di senso giungono una enorme quantità di informazioni, e per sopravvivere dobbiamo selezionarle e considerare solo una parte di queste. Non saremmo in grado di prestare attenzione a niente se fossimo costretti a prestare attenzione ad ogni suono, odore, immagine, sensazione corporea, che costantemente giunge ai nostri organi di senso. Eliminiamo le informazioni secondo un criterio di CONGRUITA, ovvero le informazioni che contraddicono le nostre mappe del mondo tendiamo ad eliminarle, altrimenti non saremmo in grado di costruirci delle mappe durature. Se la nostra mappa ci dice che la velocità è pericolosa e causa la maggior parte degli incidenti, ci basterebbe conoscere una persona 'che corre sempre in macchina ma in vent'anni che guida non ha mai avuto un incidente', per mettere in discussione la nostra mappa, invece questa informazione non distrugge la mappa, ma viene eliminata in quanto non congrua con la nostra mappa. Cancelliamo informazioni anche secondo il criterio di SIGNIFICATIVITA, se ad una festa mentre parliamo con un amico, vicino a noi due sconosciuti parlano tra loro, il loro scambio comunicativo, seppur chiaramente udibile, viene cancellato in quanto non significativo per noi. Costantemente cancelliamo una grandissima mole di informazioni che riteniamo non significative. La nostra valutazione di ciò che è significativo o no orienta la pereezione della realtà e la costruzione delle nostre mappe.
Usiamo anche la modalità detta DEFORMAZIONE, cioè siamo anche in grado di deformare i dati percepiti dai nostri organi per adattarli alle nostre mappe, se la nostra mappa ci dice che un caro amico è buono e gentile, e osserviamo un suo comportamento scorbutico e villano, troveremo mille giustificazioni a questo comportamento, imputeremo la responsabilità di ciò ad altri, deformeremo cioè i dati percepiti per salvaguardare l'immagine che abbiamo di lui, la nostra mappa. Quindi quando descriviamo ciò che abbiamo osservato noi trasmettiarno un'informazione che ha già subito processi di GENERALIZZAZIONE, CANCELLAZIONE, DEFORMAZIONE.
Per questi motivi l'osservazione e la trasmissione di informazioni non può essere considerato un processo né semplice né scontato, ma su questo è invece opportuno soffermarsi con grande attenzione.
Una preliminare necessità di chiarezza
Il linguaggio è uno strumento per trasmettere le informazioni delle nostre mappe, è quindi esso stesso una mappa che non deve essere confusa con il territorio. Alcune parole della nostra lingua sono estremamente comode per trasmettere informazioni riguardanti il territorio, ma il loro significato è ambiguo e può ingenerare notevoli problemi nella trasmissione delle informazioni. 'Fai attenzione, quel cane è cattivo!'. Questa è una informazione chiara che ci può aiutare ad evitare spiacevoli conseguenze. Sembra che la parola cattivo sia quindi espressiva, significativa, non ambigua. Tutti noi sappiamo cosa si intende quando si dice 'quel cane è cattivo'.
Ma basta cambiare il soggetto che subito questa parola ci appare sotto una nuova luce: Fai attenzione, quel bambino è cattivo!'. Se riceviamo una informazione di questo tipo subito ci domanderemo 'ma cosa intende questa persona per cattivo?'. Ecco che questa parola è divenuta ambigua e di difficile decifrazione (significa che morde?, che non sta attento a scuola?, che calcia?, che fa dispetti ai compagni?, che non ascolta ciò che gli si dice?, che non ubbidisce?, ecc).
Esiste una lunga lista di parole che riferite alle persone sono ambigue: triste, dispettoso, buono, capriccioso, oppositivo, aggressivo, indisponente, piagnucolone, arrabbiato, timido, egoista, scansafatiche, molto, poco, troppo, ecc. Chiaramente non possiamo eliminare queste parole dal nostro linguaggio, perchè sono molto comode e utili, ma sono necessari alcuni consigli per I'uso. Intanto definiamo che alcune "cose" non sono possibili da osservare. Oppositivo non è possibile osservarlo! Noi possiamo osservare una persona che ad una richiesta di un'altra persona risponde 'NO!', o 'NON VOGLIO!', o altro. Da questa osservazione noi traiamo delle informazioni che confrontate con le nostre mappe ci fanno collocare quella persona in una scansia in cui ci sono altre informazioni riguardanti altre persone, e alla scansia noi abbiamo attribuito il nome 'persone oppositive', e ogni elemento della scansia lo definiamo oppositivo. Questo procedimento di elaborazione e trasmissione delle informazioni è estremamente comodo e utile, ma non tiene conto di un importantissirno dato: non esistono al mondo due persone che abbiano tutte le mappe identiche.
Ecco allora che la stessa persona con gli stessi comportarnenti può essere collocata da uno negli oppositivi, da un altro nei cattivi, da un altro negli incompresi, ecc. Quando queste persone si incontreranno per decidere il da farsi ne nascerà una bella babele, tanto più intricata quanto più queste persone confonderanno la mappa con la realtà. Tutto questo procedirnento di definizione di categorie e di assegnazione di appartenenza deve essere sottoposto a contrattazione. E' chiaro che tutto questo riguarda l'elaborazione delle informazioni e non la raccolta di queste.
Questo lavoro di elaborazione di informazioni noi lo chiamiamo valutazione. Quindi cattivo non è una osservazione ma una valutazione.
Le valutazioni sono frutto è al contempo vittima delle modalità sopra indicate per la costruzione delle mappe, o dei modelli della realtà. Le valutazioni sono costruite su dati che vengono osservati, e questi dati, seppur mai 'veramente oggettivi', possono essere condivisi o corretti da altri che compiono osservazioni. 'Oggi per tre volte gli ho domandato di aiutarmi ad apparecchiare e per tre volte mi ha risposto che non voleva farlo perchè era stanco'. 'Per mezz'ora, in laboratorio, è stato seduto con la testa china, ciondolando le gambe'. Questo tipo di osservazioni le chiamiamo osservazioni condivisibili, nel senso che possono essere condivise o integrate da altri osservatori. 'Oltre a ciondolare le gambe, quando non lo guardavi, ti seguiva costantemente con lo sguardo'.
Possiamo così definire la prima regola per un corretto lavoro di osservazione: le valutazioni vanno sempre e chiaramente distinte dalle osservazioni condivisibili.
Ogni valutazione deve sempre essere corredata da una sufficiente quantità di osservazioni condivisibili riferite a quella valutazione, per permettere a chiunque di produrre una analoga o diversa elaborazione di queste informazioni, concordando o meno sulla valutazione espressa.
Tratto da:
Mauro Serio (a cura di), "Educare al Vivere. Verso una pedagogia dei contesti quotidiani." Supplemento al n° 4 di "L'Ente d'Ingrandimento", Bologna, ottobre -dicembre 1991.