Menu principale:
Comunicazione
La teoria degli Atti Linguistici di Austin
Con il parlare e nel parlare si compie un determinato atto, denominato proprio atto linguistico, un atto che, produce un qualcosa, un cambiamento, dentro di noi e intorno a noi.
Parlando si produce necessariamente un cambiamento, perché nel parlare l'individuo compie sempre un'azione, perché dire è fare.
Sono questi gli assunti da cui parte la filosofia degli atti linguistici. Essa ha avuto il merito di riportare la riflessione sul linguaggio sul terreno di istanze più immediate e più concrete, proprio quelle della vita quotidiana degli individui. Il "linguaggio ordinario" diventa l'oggetto di studio privilegiato.
La filosofia di Austin si caratterizza come una fenomenologia linguistica., una ricerca delle varie espressioni linguistiche, sul presupposto che esse, oltre a descrivere i fatti, producono degli eventi.
John L. Austin
La teoria degli atti linguistici si basa sul presupposto che con un enunciato non si possa solo descrivere il contenuto o sostenerne la veridicità, ma che la maggior parte degli enunciati servano a compiere delle vere e proprie azioni in ambito comunicativo, per esercitare un particolare influsso sul mondo circostante.
L'anno di nascita della teoria degli atti linguistici nella filosofia analitica anglosassone può essere considerato il 1955, in cui John Langshaw Austin tenne una lezione all´università di Harvard dal titolo How To Do Things With Words, che tuttavia fu pubblicata postuma nel 1962. Il vero responsabile della divulgazione della teoria degli atti linguistici è stato John Searle, che con il suo libro Speech acts del 1969 sistematizza in maniera più efficace sotto alcuni aspetti il pensiero di Austin, anche se modificandolo parzialmente.
http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_degli_atti_linguistici
Umberto Eco, nel suo volume Semiotica e filosofia del linguaggio, mostra di far propria la tesi di Bar-Hillel affermando:
"La pragmatica è lo studio della dipendenza essenziale della comunicazione, nel linguaggio naturale, dal parlante e dall'ascoltatore, dal contesto linguistico e dal contesto extra-linguistico e dalla 'disponibilità' delle conoscenze di fondo, e dalla buona volontà dei partecipanti nell'atto comunicativo"
(Tratto da Renzo Raggiunti, Gli Atti Linguistici nei loro distinti aspetti, semantico e pragmatico.)
http://siba2.unile.it/ese/issues/273/645/Segnicomprn47-02p5.pdf
Austin si esprime quindi contro una visione dell'azione che potremmo dire riduzionista ed in favore di una nozione che si arricchisca anche di quegli aspetti non materiali dell'azione stessa, come le convenzioni, le intenzioni e i motivi, che con-tribuiscono a formare il contesto in cui effettivamente si svol-gono i fatti.
Secondo Austin l'azione è un meccanismo complesso e noi dobbiamo, per cercare di comprenderlo, ricercare i dettagli di tutte le fasi e gli stadi che lo costituiscono. Dobbiamo cioè chiederci, pensando ai vari contesti, non solo quale nome daremmo e perché, all'azione che qualcuno fa ma anche inda-gare quegli aspetti come "il raccogliere informazioni, il valutare la situazione, l'invocare dei principi, il pianificare, controllare l'esecuzione", i quali sono alcuni momenti del "complesso mec-canismo interno dell'agire"
(Tratto da Antonello Sacco, L'ideale filosofico di J.L. Austin)
http://www.lettere.unimi.it/Spazio_Filosofico/dodeca/asaustin/asaustin.pdf
Colpiscono, nell'opera di Searle, la profondità e la coerenza di un discorso che si sviluppa articolo dopo articolo, volume dopo volume, quasi si trattasse dei capitoli di un unico grande testo steso nel corso di un'intera vita di lavoro: un testo che affronta il problema di capire l'uomo all'interno di un quadro unitario, mostrando la continuità che sussiste fra il mondo biologico, l'individuo e la società. In questo quadro il linguaggio e i processi comunicativi occupano una posizione di assoluta preminenza.
John Searle
Al centro del processo comunicativo, secondo il nostro Autore, sta il concetto di atto linguistico o, come noi preferiamo chiamarlo, di atto comunicativo. Quando si comunica si compiono sempre atti comunicativi, sia che si usi una lingua sia che ci si appoggi ad altri sistemi convenzionali di segni: il concetto di atto linguistico è quindi il punto di partenza naturale per un inquadramento generale di tutte le forme di comunicazione.
(Tratto da: Dottorato honoris causa in Scienze della comunicazione a John R. Searle - Testo della Laudatio di Marco Colombetti) http://www.press.unisi.ch/eventi-testo_colombetti.pdf
Menu di sezione: