Martedì 21 Mag 2013
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Dal modello unitario di uomo al tema salute e malattia

Scritto da Antonietta Pizzichini.

ANTROPOLOGIA MEDICA

6. Dal modello unitario di uomo al tema salute e malattia

arte_naif_008_ligabue6.1. Il contributo dell’antropologia (nella sua riflessione sulla cultura, sulla concezione unitaria dell’uomo, sull’idea cioè che non si possa identificare una cesura fra natura e cultura) mostra orientamenti teorici e possibilità operative anche in tema di salute e malattia.

6.2. 1. Oliver Sacks media dal medico canadese William Osler la sollecitazione a “non chiedere che malattia abbia una persona, ma piuttosto quale persona abbia una malattia”. Ebbene la persona, vista nei termini di un modello unitario, oltre che singolo individuo, è un soggetto culturale, immerso in una rete di relazioni sociali che danno un senso preciso al suo essere maschio o femmina, giovane e anziano, ricco o povero, sano o malato.

6.2.2.La persona ha un nome, e il nome è un elemento di autoidentificazione, ma anche di definizione e designazione di appartenenza sociale entro una dimensione storica individuale e collettiva.

6.2.3.La persona abita un luogo (e il luogo è a sua volta, per le persone, identitario, relazionale e storico); oppure può sperimentare una situazione di deterritorializzazione, come spesso accade per le migrazioni intranazionali e internazionali.

6.2.4.Se dobbiamo chiederci con quale persona abbiamo a che fare quando dobbiamo curare un malato, è con questo contesto culturale e sociale che dobbiamo misurarci. In questa direzione Arthur Kleinman, medico e antropologo statunitense, sostiene che è più proprio parlare di persona malata (sick person) piuttosto che di paziente (patient) perché il malato, in specie se portatore di una malattia cronica, passa molto più tempo come membro della famiglia malato, lavoratore malato, soggetto sociale malato, che in qualità di oggetto di cure mediche.

7. Illness, Disease e Sickness.

7.1. I termini persona malata e paziente sono correlati a due modi diversi di intendere la malattia, indicata rispettivamente come illness e disease.

7.2 Illness fa riferimento all’esperienza personale dei sintomi e della sofferenza, a come la persona malata, la sua famiglia e la comunità rispondono alla situazione di difficoltà in cui si trova il malato. La cultura locale vi assume un ruolo importante.

7.3 Disease è invece il problema visto dalla prospettiva del medico, orientato a identificare la malattia come un’alterazione della struttura biologica col supporto di appropriate analisi cliniche, e dunque poco interessato all’esperienza personale e sociale della malattia.

7.4 Vi è poi un’ulteriore accezione della malattia definita dal termine sickness.  Sickness permette di allargare la prospettiva di ricerca contestualizzando socialmente malattia e cura e posizionando ogni esperienza di sofferenza all’interno di un più ampio processo sociale, politico ed economico. A titolo d’esempio, parlare di HIV in relazione a condizioni di povertà estrema e politiche socio-sanitarie carenti, significa parlare di malattia in quanto sickness.

8 Necessità di un incontro tra antropologia e medicina

8.1 Il ruolo del contesto socio-culturale e dell’identità della persona nella malattia e nella cura si avvia ad essere sempre più riconosciuto in ambito medico ed è per ciò che un medico può desiderare di estendere all’esperienza clinica il discorso antropologico e sentire il bisogno di diventare antropologo, fino a sostenere, come Sacks, che la medicina non può essere un affare puramente tecnico e biologico, non si può fare a meno di estendere il concetto di ‘biologico’ fino a comprendere la personalità e l’identità storica di ogni singolo paziente. Sono convinto che nel
prossimo futuro le considerazioni di ordine culturale e sociale giocheranno un ruolo molto importante nella pratica medica.

arte_naif_015_kovacic8.2 Le ricerche antropologiche, d’altro canto, mostrano che l’appartenenza di genere, di classe d’età, di status sociale e professionale, assume esperienze e significati diversi nelle varie culture, richiamando differenti concezioni del corpo, della salute e della malattia.
8.3 E la corporeità individuale, non di meno del pensiero e delle emozioni, si inscrive entro questi ordini sociali e simbolici. Ogni cultura infatti, “foggia umanità” sia per quanto concerne gli aspetti intellettuali, emotivi ed etici, ma anche igienici ed estetici, che implicano altresì il dar forma e il “prendersi cura” dei corpi individuali.

8.4 Nel caso della salute e della malattia, come da più parti sostenuto, ordine biologico e ordine culturale sono strettamente interconnessi. Lo specifico della malattia, secondo Augé, vede la messa in gioco contemporanea dell’individuo con la sua corporalità e la società con le sue istituzioni, i suoi saperi, le sue pratiche terapeutiche. La malattia è allo stesso tempo il più individuale e il più sociale degli eventi. Ognuno di noi la sperimenta nel proprio corpo e può morirne. Avvertendola crescere minacciosamente dentro di sé un individuo può provare un senso di distacco dagli altri e da tutto ciò che costituiva la sua precedente vita. Eppure tutto in essa è allo stesso tempo sociale, non solo perché un certo numero di istituzioni si fanno carico delle diverse fasi della sua evoluzione, ma anche perché gli schemi di pensiero che permettono di individuarla, di darle un nome e di curarla, sono eminentemente sociali: pensare alla propria malattia significa fare già riferimento agli altri.

9. L’antropologia medica

9.1. Questa dimensione sociale della malattia, che sia pure con contenuti diversi si manifesta in ogni società, è l’elemento che spiega l’interesse e le ricerche degli antropologi in questo settore. Si tratta anche qui, come per altri ambiti culturali, di individuare i procedimenti di costruzione di senso che operano in ogni società, implicando pratiche e rappresentazioni che sono relazionabili agli eventi del corpo.

9.2.Se sul versante medico si sente la necessità di “estendere il concetto di biologico fino a comprendere la personalità e l’identità storica di ogni paziente”, in sede antropologica si insiste sulla necessità di riconoscere gli aspetti culturali e sociali, allora il problema di fondo è quello di liberarsi del modello stratigrafico dell’uomo e optare per un modello che consenta seriamente una integrazione teorica fra le istituzioni e i saperi, all’interno della quale vi siano spazi di negoziazione e di dialogo.

9.3. Il riconoscimento di questo intreccio fra ordine biologico e ordine sociale potrebbe essere una base comune di partenza per un dialogo efficace fra antropologi e medici, da cogliere nello spirito di un’apertura alla collaborazione, dove le differenti specializzazioni possono trovare stimoli e sollecitazioni di crescita anche nel proprio settore di analisi. Per gli antropologi della scuola di
Harvard–ma nondimeno secondo l’approccio critico degli studiosi italiani, francesi e anglosassoni–, l’antropologia medica deve assumere la funzione di ponte interdisciplinare tra scienze biomediche e scienze sociali e aprire la strada alla costruzione di un nuovo modello di ricerca capace di superare il riduzionismo biologico proprio della biomedicina. L’obiettivo è l’estensione del concetto di “cura”, intesa come riparazione biologica, a quello di “guarigione” di tutto l’individuo.

Tratto da “Seminario di Antropologia culturale per le professioni sanitarie (Gabriella Mondardini) Facoltà di Medicina15 giugno 2007 -Sassari

Per approfondimenti su queste tematiche:
Augé M. e Herzlich Cl.
1984 Le sens du mal. Antropologie, histoire, sociologie de la maladie, Amsterdam, Overseas Pubblisher
Association; trad. it. Milano, Il Saggiatore, 1986.
Del Vecchio Good M. J. et al .
1996 L’abbraccio biotecnico: un invito al trattamento sperimentale, in Donghi.
Good B.
1994 Medicine, Rationality, and Experience: An Anthropological Perspective, Cambridge, Cambridge University Press.
Mondardini Morelli G.
1999 Narrazioni sulla scena del parto, Sassari, EDES.
2002 (a cura di), Antropologia della salute in Mozambico, Sassari, EDES.
2005(a cura di) Drammi del corpo e narrazioni su di essi, Cagl iar i, CUEC.
2006 Saper i medici a confronto, in «Mathesis. Dialogo tra saper i», dicembre, n° 7.
Pigliaru S.
2006 Raccontare il dolore. Narrazione di due vissuti di cancro, Sassari Edizioni Unidata.
2006 (a cura di) In memoria di Geertz, Sassar i, Edizioni Snidata.
Pizza G.  
2005 Antropologia medica. Saperi, pratiche e politiche del corpo, Roma, Carocci

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