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A. Pizzichini

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CRITERI DI QUALITA' DELLA FASE PROCESSUALE
IN UN INTERVENTO EDUCATIVO PER LA SALUTE
CON LA METODOLOGIA DELL'EDUCAZIONE TRA PARI
(di Maria Antonietta Pizzichini)


L'intervento di educazione alla salute, qualunque strategia utilizzi e qualsiasi argomento si proponga di affrontare, si pone come finalità principale quella di modificare gli stili di vita e i modi del vivere che possono costituire fattori di rischio per il determinarsi di specifiche patologie cioè si propone obiettivi di salute.

Come la salute possa essere raggiunta e/o mantenuta è dunque l'interrogativo di fondo in ogni contesto specifico, caratterizzato da condizioni ambientali, culturali, biologiche e sociali diverse.
L'educazione alla salute si ispira perciò a modelli di riferimento che, attraverso lo studio della realtà nelle sue diverse dimensioni, individuano i bisogni di salute specifici per una determinata popolazione e indirizzano verso modalità progettuali ed operative adeguate a raggiungere gli obiettivi previsti.

Il modello di riferimento
Uno dei modelli che fa riferimento ad una visione multidimensionale dell'educazione/promozione della salute e che si è sviluppato con il contributo di diverse discipline - come il marketing sociale, l'epidemiologia, la sociologia medica, l'educazione, la psicologia della salute - è il cosiddetto PRECEDE-PROCEEDE.

Ideato da Lawrence Green and Marshall Kreuter esso prende avvio dalla convinzione che la salute e i rischi per la salute sono causati da molteplici fattori, che sono necessari cambiamenti comportamentali, sociali e ambientali per produrre un cambiamento nella salute e che gli sforzi per determinare tale cambiamento devono essere multidimensionali e multisettoriali.
Procedendo da questi assunti il modello prevede una prima fase detta PRECEDE (Predisposing, Reinforcing,and Enabling Constructs in Educational and Ecological Diagnoses) in cui è necessario chiedersi il "perché" di un progetto di educazione/promozione alla salute prima di stabilire "come" realizzarlo.
Capire quindi quali sono le preoccupazioni sociali relative alla qualità della vita e il modo in cui esse sono percepite dalla popolazione, accanto alla misurazione oggettiva, epidemiologica, di specifici problemi di salute, rappresenta il primo passo della fase progettuale di un progetto che possa dirsi aderente alle reali necessità di una comunità.
In particolare, la fase di "ricerca sociale" analizza e interroga la popolazione stessa riguardo il proprio modo di pensare relativamente alla qualità della vita e identifica quali problemi di salute (ma anche di altro genere) sono associati ad una qualità della vita considerata povera, insufficiente o comunque migliorabile; successivamente la fase epidemiologica, con i suoi strumenti rigorosi è in grado di misurare oggettivamente quale problema di salute può essere considerato prioritario in quel determinato contesto.
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Il bullismo tra i giovani precursore del mobbing adulto?
Il percorso in parallelo di due patologie della società contemporanea


Maria Antonietta Pizzichini - Medico, esperto di Promozione della Salute ed Educazione Sanitaria, Ancona
Stefano Giuliodoro - Educatore Professionale, coordinatore Centro Studi e Documentazione, ASUR Zona 7 di Ancona

Vignette di
Lorenzo Recanatini - Psicologo ASUR zona7 di Ancona

Riassunto

È acquisito che mobbing e bullismo sono due possibili facce del disagio presente nella società contemporanea. Un mal di vivere che colpisce ragazzi e uomini. Ci sono legami tra il bullo e il mobber, e tra la vittima e il mobbizzato? A quale protagonismo tendono le persone che vivono queste situazioni di disagio, che potrebbero sembrare coinvolti in un unico abbraccio? Gli AA. riflettono, con una progressione in parallelo, su i vari aspetti che uniscono e allontanano le due situazioni di malessere sociale.


Antonietta Pizzichini, Stefano Giuliodoro,
"Il Bullismo tra i giovani precursore del mobbing adulto?", in Difesa Sociale n° 1 anno 2007, http://www.istitutoaffarisociali.it/difesasociale, ISSN 0012-2653

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Rischio tutto ovvero
"Se si toglie il rischio dalla vita non resta poi molto"
Una riflessione sul rischio giovanile dal punto di vista della Promozione della Salute


di Maria Antonietta Pizzichini


Il Rischio

Di etimologia incerta, il termine rischio è stato associato fin dall'antichità greca e latina ai concetti di pericolo e di opportunità. Tale lettura, con connotazioni ambivalenti e apparentemente opposte è richiamata anche in altre lingue e culture come quella cinese in cui la parola corrispondente a quella di richio è "crisi" che è costituita da due ideogrammi, quello di pericolo e quello di opportunità.
Pericolo, dunque, di perdere la condizione che in qualche modo si è raggiunta (risk of loss) e opportunità di guadagno, di crescita, (risk of gain) di migliorare ciò che si sta vivendo. Quello che è certo è che sempre più i giovani (ma non solo loro) sono disposti a rischiare, a "osare" ad "avventurarsi" verso percorsi in cui il pericolo, (se non il danno) è cosa certa, alla ricerca di un ben-essere apparentemente estraneo alle logiche comuni.

Molti sociologi hanno individuato il rischio nell'innata propensione umana a sfidare l'ignoto, nonostante le possibili conseguenze negative, un tratto che attraversa la storia delle vicende umane dalle più antiche forme di civiltà a quelle evolute, greca e romana, fino a tutto il medioevo, prima di affacciarsi all'età moderna e alle sue attuali propaggini postmoderne (Nocenzi, 2002) (1).
E su questa linea Ulrich Beck (1992)(2) giunge a definire l'attuale la società del rischio in quanto "il rischio è un modo sistematico di far fronte ai pericoli e alle insicurezze indotte dalla modernizzazione ed è una razionalizzazione della paura che l'uomo contemporaneo sceglie deliberatamente di assumere nella posta in gioco per il progresso, rispetto al rischio premoderno dell'ineluttabile fato".
Rischio dunque come fattore inevitabile, come modalità "di accogliere nella mia estrema disponibilità l'adveniens cioè quanto sopraggiunge nella sua estrema variabilità" (S. Maso) (3) per sfuggire al predeterminato e all'ineluttabile.
Spaventa però osservare la quantità e la qualità dei comportamenti a rischio o francamente dannosi messi in atto da adolescenti e giovani e le conseguenze che essi determinano sullo "stato di salute" della popolazione giovanile.


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